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La Provincia di Napoli e la Regione Campania prendono in giro la Comunità Europea e ingannano i Comuni dell’area Acerrana

14 Nov

I Comuni di Acerra, Casoria, Pomigliano, Caivano, Casalnuovo, Crispano, Frattaminore e Volla sono stati identificati dalla Provincia di Napoli e dalla Regione Campania (con criterio più che discutibile) inquadrandoli nell’area di ambito della zona Acerrana nell’obiettivo di dividere la Provincia in aree omogenee (?) per la finalizzazione di accordi di programma per la gestione rifiuti.

Ad ottobre la Provincia ha proposto ai Comuni dell’area Acerrana un accordo in cui viene mutuata la logica del ‘fosso’, cioè della cava abbandonata da riempire con rifiuto codificato CER 19.05.03 (compost fuori specifica) che secondo una recente e controversa normativa (D.L. 26 novembre 2010 n. 196) potrebbe essere utilizzato per ‘nobilitare’ le cave abbandonate e le discariche attive. Tale tipo di rifiuto, detto anche ‘biostabilizzato’, non è altro che rifiuto organico, quindi umido, che viene separato dal secco e tramite un processo biologico dovrebbe essere reso inerte. Questo è un processo difficilissimo da ottenere, ad oggi questo tipo di rifiuto ha suscitato solo pareri molto discordanti da parte della comunità scientifica in quanto si ritiene che sia comunque pericoloso per le quantità di metalli che contiene e per le probabilità di inquinamento del suolo che può determinare a seguito di piogge.

Ebbene, in quell’accordo presentato ai Comuni dell’area acerrana, la Provincia di Napoli ha individuato ben 2 cave a Casoria ed 1 ad Acerra dove depositare questo rifiuto CER 19.05.03, questo perché si ha fretta di liberare gli STIR di Giugliano e Tufino, che questo tipo di rifiuto dovrebbero produrre.

Un’altra area omogenea è quella Vesuviana, con i paesi vesuviani si era già firmato un accordo a luglio di quest’anno che sanciva l’autonomia di detti Comuni rispetto alla Provincia per la determinazione dell’impiantistica e il ciclo virtuoso dei rifiuti. Quello può essere definito un accordo tutto sommato accettabile in quanto si rinnega espressamente il sistema delle cave abbandonate.

La prima domanda che viene spontanea è: Perché Provincia e Regione rinnegano il sistema delle cave nell’accordo con i paesi vesuviani e poi lo mutuano come soluzione possibile, anzi necessaria, negli accordi con gli altri Comuni? Ci siamo sentiti dire che questi accordi servono per far vedere alla Comunità Europea che qualcosa si sta facendo nella Provincia di Napoli. Ci siamo sentiti dire di stare tranquilli su quelle cave perché tanto non sono idonee e quindi lì non può andarci rifiuto di alcun genere.

La seconda domanda nasce spontanea: Allora si sta prendendo in giro la Comunità Europea? Gli si vuol fare vedere che si sono trovate delle soluzioni ma che nei fatti non sono tali? O si sta prendendo in giro i cittadini e i Sindaci stessi?

Gli otto Sindaci dei Comuni dell’area Acerrana hanno firmato tutti. Acerra e Casoria sono quelli più danneggiati perché solo lì vengono specificate le cave nell’accordo.

Ad Acerra il subCommissario Prefettizio ha fatto di testa sua, senza sentire la città. Il Sindaco di Casoria, che dai cittadini invece è stato eletto, ha fatto altrettanto senza consultare le forze politiche e sociali della città. Aver messo quella firma a cuor leggero sotto quell’accordo potrebbe rivelarsi veramente pericoloso, benché gli otto Comuni siano almeno riusciti ad ottenere che tali accordi debbano essere prima ratificati dai rispettivi Consigli Comunali.

L’unica speranza è rappresentata solo dalla possibilità che il Consiglio Comunale smentisca quella firma rigettando quell’accordo al mittente. Poi c’è il dubbio di Acerra, che un Consiglio Comunale non ce l’ha. Lì che succede? Che validità avrà poi quell’accordo se solo alcuni Consigli Comunali lo rigetteranno o modificheranno? Su questi punti ci sono solo tanti dubbi.

La sensazione che si sia voluti prendere in giro i cittadini è diventata poi una certezza.

Siamo infatti riusciti a trovare negli atti parlamentari il resoconto di un’audizione del Commissario straordinario per l’individuazione dei siti e la realizzazione di impianti di discarica nel territorio della provincia di Napoli, Annunziato Vardè, di martedì 26 luglio 2011, alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Ebbene, in quell’audizione Vardè parla di queste cave abbandonate individuate nella Provincia di Napoli. Ecco le sue testuali parole riportate nel resoconto: “….nell’area acerrana, dove esistono solo tre cave chiuse o abbandonate, nessuna delle quali è risultata tecnicamente adeguata per essere adibita a discarica.

….. il territorio della provincia di Napoli non presenta zone aventi tutte le caratteristiche previste dal decreto legislativo 3 gennaio 2003, n. 36. Di conseguenza, ciò è necessario per poter conseguire l’obiettivo previsto dalla legge n. 1 del 2011 che, in buona sostanza, prevede la realizzazione di almeno una discarica nella provincia di Napoli. Preciso, infatti, che il mio incarico riguarda solo la provincia di Napoli, quindi posso individuare un sito – o più siti, com’è stato precisato nel decreto del presidente della regione – esclusivamente nell’ambito della provincia di Napoli. Siccome la conformazione del territorio della provincia di Napoli non comporta la possibilità di individuare un’area perfetta in relazione alle caratteristiche previste dal decreto legislativo n. 36 del 2003, per realizzare la discarica bisogna agire in DEROGA a questa normativa.”

È palese, dunque, che si sia già decisa la strada di agire in DEROGA nel caso in cui i siti non siano giudicati idonei dagli enti competenti (Asl e Arpac). In quell’intervista si dice anche che si procederà ad esproprio nel caso in cui si tratti di siti di proprietà di privati, proprio come nel caso di Casoria.

È evidente come tutto sembri progettato a tavolino, tutto deciso. Quindi è molto preoccupante il fatto che si siano presi determinati impegni.

Sono stati dunque evidentemente raggirati i sindaci rassicurandoli sul fatto che quelle cave non fossero idonee, ma tralasciando però che si intende comunque agire in deroga. Ci rimane solo la speranza di rigettare o modificare quell’accordo in Consiglio Comunale e questa è la strada che seguiremo.

COMITATO NO DISCARICHE COMUNI A NORD DI NAPOLI