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Cava Sari: non cadiamo nel tranello “Nimby”

18 Mag

NIMBY: Letteralmente dall’inglese ‘Not in my backyard’ che tradotto vuol dire ‘Non nel mio giardino’

La bellissima notizia della chiusura di Cava Sari deve solo rallegrare tutti i cittadini campani. Il gran gioiello del Parco del Vesuvio, sfregiato, devastato, violentato in decenni di gestione scellerata adesso deve pensare solo a come bonificare al meglio quell’area pericolosamente inquinata dalla gestione criminale degli ultimi decenni.

 I cittadini dei Comuni a Nord di Napoli non devono cadere nel tranello ‘NIMBY’ di chi vuole mettere l’uno contro l’altro i cittadini della provincia per dire ‘non vogliamo allo stir di Caivano i rifiuti indifferenziati dei Comuni Vesuviani’. Non cadiamo nel tranello per una serie di motivi:

– Per decenni il Parco del Vesuvio si è preso i nostri rifiuti;

– I Comuni Vesuviani sono quelli che nella provincia hanno la più alta percentuale di Raccolta differenziata, quindi il loro rifiuto da discarica è sicuramente inferiore a quello della media del resto della Provincia di Napoli;

– Oggi non dobbiamo fare la lotta contro la monnezza degli altri ma contro un intero sistema criminale.

La lotta oggi deve essere contro la logica dello STIR nel suo complesso, contro la logica delle discariche, contro la logica dell’incenerimento.

E’ per questo che il Comitato NO Discariche dei Comuni a Nord di Napoli invita tutti i cittadini a non dire ‘NO alla monnezza dei Comuni Vesuviani a Caivano’ bensì a dire “NO AL SISTEMA DELLE DISCARICHE E DEGLI INCENERITORI. SI’ AL RICICLO E RECUPERO TOTALE DELLA MATERIA!!!

 NON CADIAMO NEL TRANELLO NIMBY!!!

Lucio Iavarone
COMITATO NO DISCARICHE COMUNI A NORD DI NAPOLI

Cittadini campani per un piano alterantivo dei rifiuti: Comunicato della Rete dei Comitati Vesuviani

7 Ott

La Rete dei Comitati Vesuviani (Zero Waste Italia) esprime profonda preoccupazione nell’apprendere, dagli organi di stampa, la notifica di provvedimenti giudiziari a numerosi aderenti al Collettivo sociale Area vesuviana in prima linea, insieme agli altri comitati, nella lotta contro l’apertura e la “mala” gestione della discarica Sari e della possibile paventata apertura di cava Vitiello.

Pur nel rispetto dell’azione della Magistratura e della riservatezza dell’inchiesta, nell’esprimere solidarietà ai destinatari dei provvedimenti giudiziari, sentiamo l’obbligo di rimarcare alcune considerazioni.

In primo luogo la caduta dell’accusa che la protesta fosse guidata da frange dell’estremismo politico anarchico-insurrezionalista se non addirittura della criminalità organizzata come imprudentemente ipotizzato, all’epoca, da “autorevoli” esponenti del Governo nazionale.

L’azione dei comitati e movimenti contro le discariche del Vesuvio ha avuto sempre una forte connotazione di indignazione popolare che ha prodotto una straordinaria partecipazione dei cittadini di una vasta area del territorio vesuviano a difesa di valori costituzionali primari come il diritto alla salute, alla vita, alla salvaguardia dell’ambiente e che si sono opposti ad atti tesi alla devastazione del territorio e che altri soggetti, individuati da norme e leggi, avrebbero invece dovuto garantirne la tutela.

A ragione di ciò basta ricordare le diverse risoluzioni del Parlamento europeo che ha condannato ripetutamente il Governo italiano per palese violazione delle norme ambientali in Campania e la stessa Presidenza del Consiglio che, riconoscendo le ragioni della lotta delle popolazioni vesuviane, certificava la “mala gestione” della discarica Sari esonerando dal suo incarico il sottosegretario di Stato Bertolaso e cancellando in Parlamento l’apertura della discarica di Cava Vitiello.

Ragioni queste che da sole dovrebbero indurre una profonda riflessione su quei mesi di forte tensione, a nostro modesto avviso alimentata da un’inopportuna quanto sproporzionata militarizzazione del territorio che di fatto ha prodotto momenti di aspra contrapposizione, alimentata spesso da alcuni atteggiamenti di provocazione delle stesse forze dell’ordine tali da suscitare più di una perplessità.

E si rimane altrettanto sorpresi dalla tempestività e dal rigore di tali provvedimenti giudiziari quando da anni si attende ancora di conoscere i responsabili del disastro ambientale per lo sversamento illecito di tonnellate di rifiuti tossici e pericolosi in vaste aree della Campania e del vesuviano, della mancata messa in sicurezza della discarica Sari in cui è accertato il conferimento di materiale non a norma che ha inquinato l’ambiente e creato pericoli certi sulla vita e sulla salute dei cittadini, della mancata pubblicizzazione, oramai da tempo immemorabile, dei dati dei prelievi di falda effettuati dall’Autorità giudiziaria e non ancora resi noti nonostante continue sollecitazioni, di accertare le responsabilità del disastro ambientale che organi dello Stato hanno prodotto con atti e provvedimenti contrari alle normative e di cui gli inquirenti hanno contezza da intercettazioni e da documentazione più volte inviata ed ancora sui tempi e modalità di chiusura e della successiva bonifica dell’attuale discarica Sari.

A tutto questo aggiungasi l’enorme tributo che la popolazione vesuviana sta pagando e pagherà nei prossimi decenni, in termini di salute, per mancato controllo di organi preposti, per la totale assenza d’intervento dell’autorità di tutela e per chiare connivenze imprenditoriali-politico-criminali che hanno goduto di impunità assoluta nel compromettere irrimediabilmente l’ecosistema vesuviano e non solo.

Queste considerazioni attendono una risposta immediata e chiara per evitare che nei cittadini si insinui il dubbio dei “due pesi e due misure” e alimenti ulteriormente la sfiducia verso quelle istituzioni che la Costituzione pone a garanzia del diritto e dell’uguaglianza di tutti gli individui nei confronti della legge.

Rete dei Comitati vesuviani (Zero Waste Italia)