“Il manifesto” parla della Rete Commons ed anche del nostro Comitato

20 Feb

Riportiamo un articolo apparso nell’edizione di domenica 20 febbraio del “Manifesto” e riguardante le attività delle rete “Commons”, alla quale aderisce anche il nostro Comitato. All’interno dell’articolo sono riportate anche le dichiarazioni di alcuni dei nostri esponenti.

COMMONS, UNA RETE PER I BENI COMUNI IN CAMPANIA

Movimento IN COMUNE

Comitati antidiscarica, centri sociali, Comitati antidiscarica, centri sociali, movimenti per l’acqua pubblica. Nasce a Napoli una rete civica per coordinare le vertenze territoriali. Con la solidarietà dei No Tav, dei No Dal Molin e dei comitati aquilani. Così l’Italia che resiste comincia ad autorganizzarsi. In nome della difesa dei beni comuni dal mercato e dalla cattiva politica

Nella stanza a piano terra del centro sociale “Insurgencia”, a Capodimonte, sabato c’erano due stufette e panche lungo tutti i lati delle pareti. I posti occupati dai comitati antidiscarica di Chiaiano, Mugnano, Afragola. La riunione era parte del processo di costruzione di Commons!, la rete civica per i beni comuni (commons.altervista.org). I nodi sono le realtà territoriali cresciute nelle esperienze di lotta lungo sedici anni di emergenza rifiuti, ma anche nelle battaglie per l’acqua pubblica. Come si è costruita l’esperienza lo raccontano gli attivisti del presidio della rotonda Titanic, donne e uomini con un’età che va dai settanta ai venti anni: “Abito a meno di un chilometro dalla discarica di Chiaiano – racconta Susanna, 47 anni – e faccio parte di quella marea di singoli che per mesi nella primavera del 2008 è scesa a protestare, militarizzazione del territorio contro cittadinanza. Era come vivere sotto assedio, elicotteri, blindati, sembrava un golpe. Però non ci siamo spaventati, nonostante lacrimogeni e cariche. E’ pericoloso quando provi a spezzare con la forza il dissenso e non ci riesci, perché poi la gente prende coscienza e smette di avere paura”. Hanno vedette che monitorano costantemente la discarica di via Cupa del Cane, loro hanno scoperto per primi, giorni fa, che la tubatura del percolato era rotta, che trivelle andavano e venivano dall’invaso. Lavori per un ampliamento che farà ingrossare di tal quale il sito oltre l’annunciata chiusura, questa primavera.

In cinquanta circa formano lo zoccolo duro, quelli che – compatibilmente con famiglia, studio e lavoro – tengono viva l’organizzazione, ma quando serve parte il tam tam via telefono e facebook e allora arrivano anche gli altri, da Chiaiano, Marano e Mugnano a dare testa e gambe alla protesta.. Il 14 dicembre erano in corteo a Roma, si votava la fiducia al governo: “Mi ero portata un sacchetto di rifiuti apposta da Napoli – racconta Palma, una signora bruna con la sua borsetta di stoffa piena di caramelle che distribuisce ad ogni incontro – Quando siamo arrivati davanti la sede della Protezione civile stavano chiudendo il portone ma io ho fatto un lancio magistrale e l’ho buttato dentro”. Tra generazioni riescono a capirsi altrimenti ci sono i figli a fare da mediatori culturali. Erano in tanti anche a L’Aquila, dove sono andati a protestare due volte, “la seconda, lo scorso novembre, è stato peggio – raccontano – le bugie si erano sgonfiate e lo stato d’abbandono faceva crescere la rabbia. Tutti vittime della cricca con la sua economia di rapina, come in Campania. Per stemperare la tensione abbiamo mangiato per tutto il viaggio di ritorno”. Avevano escogitato un metodo per finanziare le attività: per due anni il commissariato straordinario ha pagato i cittadini che conferivano plastica, metalli e carta e loro hanno organizzato una raccolta capillare. Così è stato lo stesso commissariato a finanziare il loro dissenso. Protagonisti delle manifestazioni in Italia, hanno anche ricevuto comitati e solidarietà dai No Tav e No Dal Molin, tutti poi quest’inverno a Terzigno insieme alle Donne in nero, agli aquilani e ai gruppi antidiscarica laziali. La geografia dell’Italia che, mentre resiste, si organizza.

Sono loro che si impongono ai tavoli con Regione e provincia: “Il piano integrato è questo, se siete venuti a chiedere il piano virtuoso avete capito male. Qui rivoluzioni copernicane non se ne fanno” è quello che si sono sentiti dire venerdì scorso dall’assessore provinciale all’Ambiente, Giuseppe Caliendo. Una discussione tra sordi: ormai pezzi di Italia, come Capannori nel lucchese e Vedelago in Veneto, dimostrano che la strategia rifiuti zero è facilmente praticabile, ma in Campania si procede con i termovalorizzatori: il governatore Caldoro ha nominato il commissario per l’inceneritore di Napoli est, Alberto Carotenuto (preside di ingegneria all’Università Parthenope), e quello alle discariche, il viceprefetto Annunziato Vardè. Così continueremo ad avere bisogno di buchi in cui riversare tonnellate di rifiuti, a ciu poi si aggiungeranno le ceneri tossiche. Al Comune di Napoli il compito di indicare due siti di trasferenza, sul tavolo le proposte Ponticelli e Scampia, nell’area ex Centrale del latte, una zona dove da anni i comitati hanno presentato propri piani di rilancio. Per le discariche in pole position Nola ed Afragola. La prima dovrebbe accogliere l’immondizia dei comuni del comprensorio. Preoccupati gli afragolesi, alle prese con il sindaco Pdl Vincenzo Nespoli, indagato per bancarotta fraudolenta e reimpiego di denaro illecito: “Quando ci siamo presentati per chiedere spiegazioni – raccontavano sabato – ci ha detto che non ci avrebbe mai ricevuti, perché ci chiamiamo comitato no discarica. Siamo decisi a opporci e non ci scioglieremo neppure se l’invaso non si dovesse fare, vogliamo continuare a lottare per il piano virtuoso. con queste istituzioni è fondamentale vigilare”.

Adriana Pollice – “Il Manifesto” del 20 febbraio 2011

 

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